Probiotici ed efficacia clinica. Lo studio della New England Journal of Medicine

L’uso dei probiotici, per contrastare o prevenire gli effetti di varie patologie, ha riscosso notevole interesse negli ultimi anni soprattutto dal punto di vista economico. Ma dal punto scientifico e, soprattutto, dal punto di vista dell’efficacia clinica? Medical Facts ha presentato i risultati di uno studio clinico sull’uso di “fermenti lattici” in circa mille bambini osservando l’andamento di una gastroenterite.

I probiotici

Contrasta o, addirittura previene gli effetti di patologie di varia natura attraverso l’utilizzo di preparazioni contenenti microrganismi vivi. È questa la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà dei cosiddetti probiotici, che in Italia vengono spesso chiamati anche (erroneamente) “fermenti lattici”.

Basta a fare un giro in farmacia, sono frasi più consigliato e ovviamente fra i più venduti. Ce ne sono di tutti, da assumere a stomaco rigorosamente vuoto o dopo i pasti, in compresse o comodi flaconcini, edulcorati, colorati, potenziati con vitamine (soprattutto del gruppo B ndr). Insomma ne troverete di tutti i tipi e di tutti i colori.

Ma i probiotici, funzionano?

I dati sull’efficacia di singole preparazioni probiotiche in vari contesti sono ancora molto limitate. Spesso, si tratta di studi fatti su pochi pazienti e con un’impostazione sperimentale non proprio correttissima. Queste evidenze sono molto scarse anche per il loro utilizzo in una delle più frequenti indicazioni: per l’appunto, le gastroenteriti.

Lo studio della New England Journal of Medicine su 1.000 bambini con gastroenterite

Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha provato a iniziare a colmare questa lacuna.

La domanda di partenza cui gli autori si proponevano di rispondere era tanto semplice quanto sostanziale: l’uso di una preparazione probiotica ha un qualche effetto sulla gravità delle gastroenteriti nei bimbi? Per rispondere a questa domanda, sono stati arruolati circa mille bambini affetti da gastroenterite ricoverati in 10 centri di Pronto Soccorso sparsi per gli Stati Uniti. L’ampio numero di bimbi arruolati e la loro diversa localizzazione geografica depongono sicuramente a favore della bontà del lavoro. Il principale punto di forza è, però, che si tratta di uno studio in doppio cieco.

Dal riassunto dello studio (medicalfact di Roberto Burioni) i risultati:

I bambini, infatti, sono stati divisi in due gruppi: a uno è stata somministrata una preparazione commerciale contenente un ceppo probiotico molto usato (Lactobacillus rhamnosus GG), all’altro di controllo un placebo, ovvero sostanzialmente acqua. Né i medici che li somministravano, né i genitori sapevano cosa veniva dato a ogni singolo bimbo. Questo vuol dire doppio cieco: è una garanzia di assoluta imparzialità nella raccolta e nell’interpretazione dei dati.

Nessuna differenza

Le diverse preparazioni (probiotico e controllo), sono stati somministrate due volte al giorno per 5 giorni e i bimbi sono stati osservati fino a un mese dopo la somministrazione per verificare l’andamento della gastroenterite. Con quale risultato? Nessuna differenza sostanziale: stessa durata della diarrea, stesso numero di scariche, stessa durata e stesso numero di episodi di vomito, stessa incidenza di febbre e stessa necessità di ricorrere a terapie di supporto come la reidratazione. Il probiotico e l’acqua fresca avevano la stessa efficacia.

Quali conclusioni possiamo trarre da questi studio? Che i probiotici non hanno alcuna efficacia? Assolutamente no. Gli stessi autori ribadiscono la necessità di ripetere studi simili a dosaggi diversi del probiotico, con altre formulazioni o su bambini con forme più lievi di diarrea da non richiedere il ricovero in Pronto Soccorso. La vera importanza di questo studio è, però, proprio questa: ribadire la necessità di generare evidenze cliniche che supportino in modo chiaro l’uso dei probiotici. Questo appello è da girare anche e soprattutto alle autorità che regolano l’immissione in commercio di queste preparazioni.

 

Fonti: 

N Engl J Med 2018;379:2002-14. DOI: 10.1056/NEJMoa1802598

Medical Fact di Roberto Burioni. Author Nicasio Mancini

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