Alzheimer: l’azione benefica dei flavonoidi sulla malattia

La copertina del mese di marzo della rivista ‘Molecular Nutrition & Food Research’ è dedicata ad uno studio interdisciplinare volto alla valutazione dell’attività neuroprotettiva dei metaboliti umani di composti polifenolici di origine vegetale appartenenti alla classe dei flavonoidi.

Lo studio condotto dall’Università di Parma

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Ateneo di Parma, coordinato dal prof. Simone Ottonello, in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Mario Negri di Milano.

La ricerca ha tratto spunto dall’azione benefica (soprattutto di tipo preventivo) esercitata da particolari flavonoidi nei confronti della malattia di Alzheimer, e dal fatto che piccoli aggregati di un peptide umano (Aβ42), denominati ”oligomeri Aβ”, sono considerati i più probabili agenti causali di questa grave patologia neurodegenerativa. I flavonoidi, tuttavia, sebbene presenti in molti alimenti di origine vegetale, sono rapidamente metabolizzati, e i prodotti circolanti che vengono a contatto con le nostre cellule dopo l’assunzione di cibi che li contengono sono i loro derivati metabolici, e non i flavonoidi stessi.

Come spiegano la prof.ssa Roberta Ruotolo e la dott.ssa Ilaria Minato, prime autrici del lavoro, “l’obiettivo principale di questo studio è stato proprio quello di verificare se alcuni metaboliti dei flavonoidi prodotti in uomo fossero capaci di contrastare la tossicità cellulare degli oligomeri Aβ, con un effetto protettivo nei confronti della malattia di Alzheimer”.

I risultati dello studio

Grazie alla messa a punto di un nuovo test biologico in grado di rilevare la tossicità cellulare degli oligomeri Aβ, e disponendo di una serie di composti sintetici rappresentativi delle trasformazioni metaboliche a cui vanno incontro i flavonoidi una volta ingeriti, è stato possibile valutare l’attività protettiva di una vasta gamma di metaboliti da essi derivati.

Tra questi, i fenil-g-valerolattoni, precedentemente identificati dal gruppo di ricerca del prof. Daniele Del Rio come importanti (e persistenti) metaboliti dei flavonoidi, hanno mostrato le migliori performance. Un’importante conferma dell’attività protettiva di questi composti si è ottenuta da studi in vivo, condotti in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che hanno dimostrato che la riduzione della performance cognitiva e della neuroinfiammazione causate dall’iniezione intracerebrale di oligomeri Aβ in topo vengono entrambe soppresse dalla co-somministrazione di specifici fenil-g-valerolattoni.

Conclusioni

Sebbene la strada verso la definitiva dimostrazione di un effetto preventivo di questi metaboliti nei confronti della malattia di Alzheimer sia ancora lunga, il fatto che essi rappresentino le specie realmente rilevabili nei liquidi biologici, consentirà di effettuare studi epidemiologici volti a valutare l’esistenza di una correlazione tra il consumo di alimenti, quali cioccolato, the, frutti rossi, noci e nocciole, ad alto contenuto di particolari flavonoidi, ed una minore incidenza delle forme di demenza senile associate a questa patologia neurodegenerativa.

Considerato l’impatto sociale ed economico della malattia di Alzheimer, che a livello europeo è stimato essere annualmente di oltre 700 miliardi di euro, trattamenti in grado di ritardare la progressione della malattia anche solo del 50% potrebbero portare ad un significativo miglioramento della qualità della vita della popolazione anziana, oltre che ad una consistente riduzione del costo socio-economico di questa devastante patologia.

Fonte: Università di Parma

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